La situazione
Un ente del terzo settore era divenuto titolare del 50% di un immobile in forza di disposizione testamentaria. La restante quota faceva capo a un diverso ramo familiare, in un contesto caratterizzato da passaggi successori stratificati e assetti proprietari non perfettamente allineati sotto il profilo documentale.
L’obiettivo non si limitava alla gestione della successione. Occorreva infatti ricondurre l’intera proprietà a un assetto unitario, stabile e pienamente spendibile sul piano giuridico ed economico.
La complessità dell’operazione
La vicenda richiedeva una ricostruzione puntuale della catena successoria e la regolarizzazione delle formalità connesse ai trasferimenti intervenuti nel tempo. Inoltre, era necessario affrontare alcune criticità tecniche relative agli atti e agli allineamenti catastali, coordinando l’attività con un professionista tecnico.
Parallelamente è stato avviato un confronto con gli eredi dell’altro ramo familiare, al fine di individuare una soluzione negoziale ed evitare un giudizio, così da definire in modo definitivo l’assetto proprietario.
La strategia
L’intervento è stato impostato come un’unica operazione immobiliare con componente successoria, mantenendo una regia unitaria tra profili ereditari, formalità tecniche e negoziazione con la controparte.
Ogni passaggio è stato valutato non solo sotto il profilo giuridico, ma anche in relazione alla sostenibilità economica dell’esito finale. La trattativa si è sviluppata con continuità, evitando irrigidimenti e concentrando l’attenzione sull’obiettivo sostanziale: il consolidamento della piena titolarità dell’immobile in capo all’ente.
L’esito
La vicenda è stata ricondotta entro un quadro definito e coerente. In questo modo è stato possibile consolidare l’intera proprietà e valorizzare l’immobile in un contesto giuridico stabile.
L’operazione conferma come, quando si intrecciano successione, formalità e negoziazione immobiliare, sia decisivo mantenere un presidio unitario dell’intera regia giuridica.
